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Resoconto “Sabra wa-Shatila – Trentacinque anni dopo” (23/09/2017)

Lo scorso 23 settembre 2017, in occasione del 35° anniversario del Massacro di Sabra e Shatila, presso la sede del Centro Documentazione Palestinese, si è tenuta l’iniziativa “Sabra wa-Shatila – Trentacinque anni dopo”.

L’introduzione a cura del Centro ha voluto sottolineare che, come in Libano ieri, in Siria oggi, l’obiettivo della sistematicità delle aggressioni sioniste e delle forze reazionarie alleate sia sempre l’annichilimento dei campi profughi in quanto prima linea di difesa del Diritto al Ritorno e della resistenza del popolo palestinese.

A seguire Nidal Hamad, in collegamento dal campo profughi palestinese di ‘Ain el-Hilwe (Libano), ha inquadrato gli eventi di Sabra e Shatila all’interno del contesto politico libanese di allora. Ha inoltre raccontato la propria esperienza diretta nella battaglia per la difesa dei campi durante la quale rimase gravemente ferito.

L’intervento dello studioso Giancarlo Paciello, partendo da una riflessione sulla Dichiarazione di Balfour del 1917 e ripercorrendo le varie fasi storiche più critiche per il popolo palestinese, ha introdotto il pubblico al contesto storico-politico regionale che ha favorito l’invasione sionista del Libano, l’assedio di Beirut, l’uscita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina alla volta di Tunisi ed il successivo attacco ai campi profughi di Sabra e Shatila. Paciello, che ricordiamo essere curatore e traduttore della prima pubblicazione in lingua italiana sul Massacro di Sabra e Shatila, ha inoltre sottolineato quanto velleitarie e inefficaci fossero state le polemiche all’interno della società israeliana, polemiche che poi si tradussero nella beffa dell’inchiesta Kahane.

Grande interesse e partecipazione si sono manifestati anche per la proiezione di Gaza Hospital, ottimo documentario di Marco Pasquini. La struttura del Gaza Hospital ancora oggi svetta e domina sul campo di Shatila; all’epoca ospitava il secondo luogo di cura più importante del Libano per i profughi palestinesi a Beirut, ma anche dei libanesi più poveri e di immigrati dai vicini paesi arabi. Per la sua collocazione urbanistica e per la particolare struttura architettonica è stato soggetto e testimone dei drammatici eventi di quel settembre 1982.

 

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