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Resoconto “Identità negata – Essere arabi e cristiani nei territori del ’48” (16/12/2017)

Si è tenuta sabato 16 dicembre 2017, presso la sede del Centro Documentazione Palestinese, l’iniziativa “Identità negata – Essere arabi e cristiani nei territori del ’48”.

L’approfondimento, dedicato alle politiche di frammentazione portate avanti dall’entità sionista nei confronti dei palestinesi dei territori occupati nel 1948, nello specifico tra le comunità cristiane e druse, è iniziato con un’introduzione sui motivi della scelta di questo tema, più che mai attuale. Molta attenzione è stata prestata alle problematiche interne alla comunità cristiana di Palestina, molto spesso vittima di pressioni e obbligata a sottostare ai diktat delle dirigenze ecclesiastiche facenti base all’estero, come per il caso della Chiesa Greco-Ortodossa la quale, dalla Grecia, tramite il Patriarca Theophilos III, porta avanti un processo di svendita dei terreni della Chiesa alle autorità sioniste.

L’intervento introduttivo ha illustrato come questi episodi hanno comportato l’avvio di grandi campagne di rifiuto e di protesta da parte delle comunità cristiane, da sempre parte integrante del movimento nazionale palestinese.

All’intervento introduttivo è seguita una breve presentazione di “Non serviremo il vostro esercito”, documentario che analizza il fenomeno della politica d’arruolamento nelle fila dell’esercito d’occupazione di quei settori di società palestinese considerati dall’entità sionista “minoranze israeliane”.
Grazie a dati, statistiche, testimonianze e interviste, si è portato alla luce i retroscena e gli obiettivi politici di tale pratica; come riportava una delle testimonianze, per una potenza militare come quella sionista, poche centinaia di soldati cristiani in più non giustificano le sproporzionate risorse economiche dedicate a tale scopo – il reale fine è difatti quello di creare un irreparabile solco all’interno della comunità palestinese nei territori occupati. Agli sforzi tesi al reclutamento si affiancano le energie e le risorse destinate a creare un terreno fertile a tutto ciò: campagne volte a neutralizzare l’identità araba della componente cristiana della società palestinese attraverso falsificazioni storiche finalizzate ad etichettare tale componente per mezzo di fantasiose nuove radici ed origini. Pertanto i cristiani andrebbero ad esser parte non più della società araba, ma di un gruppo etnico a sé stante, non più arabi quindi, ma “aramei”.

Il documentario mostra come, grazie al grande lavoro intrapreso su tutti i territori occupati del 1948, e nella fattispecie nei villaggi del nord della Palestina occupata (a maggioranza cristiana), i giovani arabi, rifiutando di essere frammentati e bollati in base al proprio credo e alle proprie tradizioni di fede, abbiano inflitto un duro colpo a tale fenomeno.

A seguito della proiezione sono state chiarite alcune questioni evidenziate dal documento, si è poi intavolato un dibattito che ha toccato anche la questione delle ultime dichiarazioni USA rispetto a Gerusalemme.

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