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La Rivolta del 1936-1939 in Palestina

Ghassan Kanafani
La rivolta del 1936 – 1939 in Palestina

Titolo originale: Thawrat 1936-1939 fi Filastìn
ISBN: 9788894218602

Ghassan Kanafani, in un saggio di neanche cento pagine, distrugge “il mito della complessità” che da sempre appanna lo sguardo occidentale sulla questione palestinese.

L’autore di Acri appare qui in una veste inedita per il pubblico italiano, che fino ad ora ha potuto apprezzarne l’opera di “narratore della resistenza” nei romanzi e nei racconti: a una forma squisitamente letteraria, come può essere quella di Ritorno a Haifa, si sostituisce la prosa scientifica del saggio.

L’estrema lucidità dell’analisi politica non lascia spazio a fronzoli o a formule retoriche di sorta, l’esposizione dei fatti è limpida e puntale, per niente appesantita da dati e statistiche economiche, non meno icastiche, rispetto all’atroce sistema coloniale, delle immagini caratteristiche dei suoi romanzi.

Con tale penna viene sciolta la fitta matassa che da un secolo a questa parte si trova aggrovigliata in terra di Palestina: prima i pezzi del puzzle vengono disposti secondo varie categorie, poi abilmente assemblati per svelare il rapporto che li lega.

Già dalla meticolosità dell’indice (Introduzione, Il contesto: gli operai, Il contesto: i contadini, Il contesto: gli intellettuali, La Rivolta) emerge un ordine ben definito, lungi dall’essere statico e cristallizzato, volto appunto a ricostruire la dialettica storica.

Non si tratta di una fotografia della società palestinese, del governo mandatario, dei regimi arabi o degli altri attori coinvolti nella rivolta del ‘36 – ‘39, si scoprono invece svariati fotogrammi di una pellicola ottimamente proiettata con l’aiuto del “cinematografo” costituito dall’analisi di classe.

È un marxismo dal sapore gramsciano, capace di ribaltare reciprocamente struttura e sovrastruttura, molto critico verso la stessa dirigenza palestinese e attento a tenere insieme contesto urbano e agricolo nello studio dei rapporti sociali.

La peculiarità dell’intellettuale organico capace di unire impegno politico e letterario è esplicitata, manco a dirlo, nel capitolo dedicato agli intellettuali, nel quale l’autore ricorre con la stessa facilità e con la stessa pregnanza ai versi dei poeti e alle fonti degli storici.

Dopo la parte della contestualizzazione vi sarete dimenticati della presunta complessità di cui si fa forte la propaganda israeliana, vi farà dunque sorridere, o più probabilmente piangere, la semplicità sistematica con cui i colonialisti inglesi, i sionisti e i regimi arabi reazionari hanno da una parte represso la rivolta delle masse palestinesi e dall’altra creato i presupposti per l’instaurazione del dominio economico e militare del futuro Stato di Israele.

Kanafani aveva ben compreso – pagandone le conseguenze – che un’efficace azione politica necessita un adeguato approfondimento teorico/culturale, improntato a ricostruire le dinamiche sociali e le relative contraddizioni storiche.

Un simile paradigma non è valido soltanto per leggere l’attuale situazione palestinese, può essere invece declinato in ogni contesto.

Nel 1936 come nel 2017, in Italia come in Palestina, sono sempre gli ultimi a pagare il prezzo della storia.

Recensione a cura di Samed Ismail

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