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Decimo anniversario della scomparsa di George Habash

Riconosciuto come uno dei più carismatici leader, Habash non può essere relegato al solo contesto palestinese, ma è da considerarsi un personaggio che ha influenzato l’intero Mondo Arabo.

Tra i principali fondatori del Movimento dei Nazionalisti Arabi, si pose alla guida della lunga battaglia per l’Unità Araba; portò – assieme ai suoi compagni – il MNA ad espandersi in Palestina, Libano, Giordania, Siria, Irak, Libia, Bahrain, Sudan, e in Yemen, dove venne proclamata la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, “Repubblica degli Operai e dei Contadini” che adottò ufficialmente nella propria Costituzione il “socialismo scientifico”.

A seguito della trasformazione della sezione palestinese del MNA nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Habash e i suoi compagni guidarono una vera e propria “rivoluzione culturale” all’interno del movimento di liberazione nazionale palestinese introducendo alle masse arabe il materialismo storico e dialettico, l’analisi di Mao sulle contraddizioni (su cui si basò lo scritto di Habash “I nemici della Rivoluzione”) e la fede assoluta nel lavoro politico organizzato, ripudiando qualsivoglia tipo di “spontaneismo”. Senza mai abbandonare l’obiettivo di realizzare l’Unità Araba, il FPLP promosse la nascita del Partito d’Azione Socialista Arabo, formato dalle quelle sezioni dei Paesi arabi del MNA che abbracciarono il marxismo-leninismo.

Habash, insieme ad altri esponenti di spicco, riformò la struttura del Partito introducendo il Centralismo Democratico, il concetto di “Guida Collettiva”. La propria concezione di lavoro politico organizzato portò il FPLP a passare da partito di massa a partito delle masse, un partito che potesse fungere da avanguardia per le masse popolari nella propria lotta e che tutelasse le loro conquiste. Ciò comportò l’obbligo di sottoporsi a lunghi mesi di formazione, se non addirittura un intero anno, così da poter garantire un alto livello di coscienza, capacità d’analisi, esperienza e consapevolezza non solo agli Organi Centrali e ai medi ranghi, ma anche alla base del Partito.

Lavorò duramente per costruire ponti con le altre forze progressiste del mondo, strinse rapporti tra il movimento di liberazione nazionale palestinese e paesi quali il Vietnam, Laos, Cuba, Nicaragua, Iugoslavia, la RDPK e con altre organizzazioni rivoluzionarie comuniste del Mondo Arabo e non.

In contrasto con la corrente destra del movimento di liberazione nazionale, la visione di Habash e del FPLP fu quella di una lotta il cui obiettivo tattico fosse la liberazione della Palestina dall’entità coloniale sionista e il cui obiettivo strategico quello di proclamare, sull’intero suolo nazionale, lo “Stato Democratico”; l’accezione di Habash del termine “democratico” non è chiaramente quella borghese ma la stessa su cui si fondò la già menzionata Repubblica Democratica Popolare dello Yemen.

Habash credeva sinceramente all’internazionalismo proletario e, oltre ad appoggiare economicamente e logisticamente organizzazioni rivoluzionarie nel mondo, i guerriglieri del Fronte combatterono fianco a fianco con le forze del Movimento Nazionale Libanese (composto dai partiti comunisti e forze progressiste libanesi) contro le forze isolazioniste e organizzazioni fasciste appoggiate dai sionisti.

Rimasto a Beirut durante l’invasione israeliana del 1982, nonostante i pesanti bombardamenti dell’artiglieria israeliana, il Segretario Generale si aggirava per le barricate, si accertava personalmente della situazione sui fronti, rimanendo una presenza costante al fianco dei combattenti del Partito. Rifiutava categoricamente l’idea di abbandonare i militanti del Partito in combattimento e lasciare il Paese mentre questi rischiavano la vita difendendo le postazioni avanzate.

Infatti lasciò il Libano solo dopo la tregua raggiunta dall’OLP, in base alla quale veniva richiesta l’uscita di tutte le forze palestinesi dal Libano. Habash, a differenza della dirigenza dell’OLP, rifiutò di recarsi in Tunisia e dare inizio a negoziati con l’entità sionista; decise invece di spostare la sede del Partito a Damasco, più vicina della Tunisia alla Palestina, come amava ribadire.

Da Damasco Habash ed il Comitato Centrale diedero direttive ai proprio combattenti e militanti rimasti nei campi in Libano di entrare a far parte, insieme ai comunisti libanesi, del Fronte di Resistenza Nazionale Libanese, organizzazione segreta che portò avanti una tenace e instancabile resistenza alle forze sioniste che occupavano il Libano, una resistenza che, grazie al sacrificio di decine di combattenti caduti in battaglia, contribuì alla cacciata degli occupanti. Purtroppo in pochi ricordano il grande ruolo del FRNL e dei comunisti in quel periodo, questo anche a causa di chi attribuisce i meriti esclusivamente alla Resistenza Islamica.

Nonostante la caduta del Blocco Orientale, il conseguente cambiamento degli equilibri regionali ed internazionali, la grande crisi dei partiti e delle organizzazioni comuniste e il sempre maggiore attestarsi delle organizzazioni dell’Islam politico, il FPLP si distinse scegliendo di non ripudiare i propri ideali e la propria visione politica. Pertanto gli anni novanta rappresentarono una grande una sfida: da un lato si contrastava il riformismo, dall’altro si lottava contro il progetto di “Amministrazione Civile” dell’ANP, promosso da USA e entità sionista insieme alla destra palestinese che oramai aveva monopolizzato tutte le strutture dell’OLP.

In occasione del Sesto Congresso del Partito, Habash si dimise dalla propria carica; aveva ripetutamente presentato le proprie dimissioni nei Congressi precedenti, dimissioni sempre rigettate da parte del Congresso che vedeva in lui una guida fedele, instancabile e dedita alla propria causa, spesso sino all’abnegazione.

Lasciata la propria carica di Segretario Generale, non abbandonò mai il partito – rimase un fedele militante sino alla sua scomparsa. Negli ultimi anni della propria vita si dedicò alla fondazione di un Centro Studi, certo della necessità dello studio e dell’analisi scientifica per una migliore comprensione dell’entità sionista, della società palestinese e delle sue contraddizioni, degli equilibri e delle contraddizioni regionali.

Visse i suoi ultimi anni con umiltà in una piccola e modesta casa nella capitale giordana Amman, sino a spegnersi il 26 gennaio di dieci anni fa.

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